search
top

Marketing digitale come si fa?

marketing digitaleC’era una volta il marketing, quella disciplina che – secondo l’esimio parere del guru di settore Philiph Kotler – metteva certamente al centro di tutte le sue strategie il consumatore ma lo relegava a spettatore passivo, ricettore inerme delle tecniche di comunicazione e promozione che gli esperti di mkt pensavano per lui, per spingerlo ad acquistare e, soprattutto, fidelizzarsi. E c’è, invece, oggi il marketing 2.0 che si fa attraverso l’utilizzo di internet e dei social network, quello che più spesso sentirete definire come marketing digitale appunto. Quello che viene considerato, la disciplina del futuro.

Ma in che cosa il digital marketig differisce così tanto dal marketing tradizionale? In tutto. Non è solo una questione di strumenti ma anche e soprattutto di filosofia di pensiero: nel marketing digitale, infatti, il consumatore è parte attiva del processo, interagisce con l’azienda attraverso gli strumenti che questa mette a suo completa disposizione e, soprattutto, con il suo feedback partecipa in prima persona alla costruzione della mission e della vision di marca, un vero e proprio propulsore della brand identity. Ed è proprio la brand identity il tesoro più importante dell’azienda.

Per questa motivazione oggi giorno le aziende non posso prescindere dall’avere una chiara ed efficace strategia di digital marketing, soprattutto se sono intenzionate a vincere la sfida competitiva del mercato, sempre più senza esclusione di colpi. La difficoltà, piuttosto, è quella di riuscire ad identificare i passaggi giusti per riuscire a creare la strategia più idonea. Ecco, dunque, in quattro semplici step qualche consiglio da seguire.

Innanzitutto abbiamo la fase dell’ANALISI. In questo caso importanza assoluta va allo studio dei vari attori dello scenario di mercato: i nostri concorrenti (che, come nel marketing tradizionale, restano la pietra di paragone principale in qualsiasi momento), il nostro target di riferimento ma anche l’analisi dell’audit interno risultano essere momenti fondamentali per iniziare ad identificare la nostra strategia di marketing digitale. Vitale avere il polso della situazione su ció che pensa il pubblico on line del nostro brand e del settore di mercato nel quale operiamo: per fare ció occorre monitorare costantemente sia i social network che forum e blog di settore.

Il secondo punto riguarda, invece, la PIANIFICAZIONE. Dopo aver raccolto tutte le informazioni utili, dobbiamo definire il processo di programmazione attraverso l’identificazione delle ipotesi di business ma anche gli obiettivi strategici che vogliamo raggiungere, gli stakeholder sui quali dobbiamo fare pressione ed, infine, il posizionamento digitale da assumere. Sbagliare in questa delicatissima fase vuol dire sbagliare l’intera strategia e compromettere l’immagine stessa dell’azienda.

Il terzo punto è quello dell’IMPLEMENTAZIONE. È il momento più tattico in quanto è in questa fase che vengono definite le strategie operative e si effettua la delicata scelta dei mezzi da utilizzare ma anche dei messaggi da veicolare e della frequenza da tenere. In questa fase, ad esempio, si decide quale social network utilizzare, se aprire o meno un blog, quali forum alimentare, come e perché creare una comunità di interessi intorno al nostro brand.

Infine l’ultima fase è quella del controllo, altrettanto fondamentale perchè è il momento della verifica del lavoro svolto fin qui. In questa operazione un aiuto molto grande arriva dalle statistiche, sia per quanto riguarda il sito aziendale che per i social network. Scoprire quale pagina del nostro portale sia la più visitata, quale prodotto il più cliccato piuttosto che quale post di Facebook abbia ricevuto più like in assoluto ci puó dare chiare indicazioni su eventuali aggiustamenti del tiro da effettuate rispetto alle decisioni iniziali oltre che a farci toccare con mano l’efficacia in termini di business del nostro digital marketing. Importante ad esempio è il dato relativo al numero medio di pagine visitate sul nostro sito piuttosto che il tempo di permanenza.

Il brand, dunque, diventa nel digital marketing il vero protagonista – in compartecipazione con il consumatore naturalmente – delle strategie aziendali a supporto delle tecniche di promozione, comunicazione e marketing tradizionali.

Le nostre vacanze in Sardegna

magomadas spiaggiaLa scelta della Sardegna nord-occidentale per trascorrere un piacevole soggiorno, qualunque sia la stagione dell’anno, ripaga sempre: straordinariamente varia nei suoi paesaggi, la Planargia, questo il nome della zona, offre al visitatore la possibilità di immergersi in una natura ancora in gran parte incontaminata, dove le pregiate vigne di malvasia si alternano ad aree dominate dalla macchia mediterranea, che dirada fino a raggiungere spettacolari scogliere a picco su acque dal sorprendente color lapislazzulo. Magodamas e gli altri paesi, che punteggiano il litorale, s’incastonano come autentici gioielli, custodi quasi fuori dal tempo di remote memorie e antichi sapori.

Ecco perché per il quarto anno consecutivo abbiamo scelto di trascorrere una vacanza in questi luoghi, ormai fedeli ospiti del B&B VerdeBlu, una sistemazione riservata ed accogliente, dove l’eleganza delle stanze, ricavate all’interno di un caratteristico palazzetto storico rinnovato per offrire agli ospiti le comodità di cui hanno bisogno, ben si sposa con la cordialità e l’ospitalità, sincera e solerte, dei proprietari. Dopo esserci ristorati dall’accaldato viaggio da Porto Torres con un fresco aperitivo sulla terrazza a nostro uso esclusivo – in alternativa, per chi arriva in aereo si può atterrare ad Alghero e raggiungere Magomadas con una corsa in taxi di circa 50 minuti, ma noi questa volta abbiamo preferito il viaggio in nave, così da avere a disposizione la nostra auto per gli spostamenti -, siamo scesi in centro per acquistare dei prodotti freschi con cui preparare i nostro pranzo al sacco: Magomadas è davvero la quintessenza del villaggio sardo, con pochi abitanti, pochissimi turisti, niente megastore o catene di fastfood. Qui tutto è assolutamente genuino, come l’aria che si respira, essenziale ma funzionale: la spesa si fa in un minimarket rifornito quotidianamente di prodotti freschissimi a km zero, per acquistare il costume dimenticato o un cappello per proteggersi dal sole si può ricorrere ad uno dei negozi del centro, piccoli ma forniti di tutto quello che può servirvi, infine per consumare i propri pasti si trovano bar e ristoranti di qualità, mai troppo affollati, che permettono di gustare un’ottima cena in linea con la tradizione enogastronomica sarda, senza mai sentirsi di troppo. 

La nostra prima giornata di vacanza è stata completamente votata al mare. Abbiamo parcheggiato la nostra auto nei pressi di una delle vicine spiagge, solitamente frequentate soltanto dai residenti: non essendo ancora tempo di ferie, questo significa che l’angolo di paradiso prescelto era pressoché a nostra completa disposizione, tuttalpiù contrastati da qualche uccellino, attirato dalle briciole del nostro pane. Chi preferisce spiagge attrezzate e “rumorizzate” dal solito cicalare dei turisti, potrà recarsi nella vicina Bosa, a soli 9 chilometri di distanza, con numerosi servizi dedicati alle famiglie con bambini piccoli ed alle comitive in vacanza. Ma per quanti, come noi, sognano che la loro giornata in spiaggia sia allietata solamente dal rumore delle onde, che si infrangono a riva, e dei gabbiani, che si librano alti nel cielo, la scelta non può ricadere che sul litorale di Magomadas, dove si alternano insenature sabbiose e scogliere dall’aspetto selvaggio, capaci di gareggiare in bellezza con le celebri Cliff of Moher irlandesi. 

bosa marinaAlternando come nostra abitudine una giornata al mare ad una in visita alle bellezze storico-artistiche del territorio, il secondo giorno abbiamo deciso di dedicarlo ad un tour della campagna circostante, fermando di tanto in tanto l’automobile per sgranchirci le gambe con una ristorante passeggiate in mezzo agli imponenti vigneti ed ai tanti ulivi secolari, che conferiscono un’impronta originale al paesaggio sardo. 
Quest’anno niente escursione ad Oristano, che dista circa 50 chilometri dal paese: per chi si reca per la prima volta a Magomadas dedicare una giornata alla visita degli importanti reperti artistici del capoluogo è quasi irrinunciabile, ma per parte nostra quest’anno abbiamo preferito un soggiorno di assoluto relax, di completo stacco dalla frenesia e dalla routine cittadina. 

Un paio di consigli finali per quanti scelgono di trascorrere un periodo di vacanza a Magomadas: se le calde temperature dei mesi estivi, che sfiorano anche i 35°, vi permetteranno di fare piacevoli bagni in acque incontaminate di un vividissimo colore blu, scegliere, come nel nostro caso, la stagione primaverile o piuttosto quella autunnale rappresenta la soluzione ideale se sognate una vacanza rigenerativa, dalla quale rientrare ai vostri impegni quotidiani completamente rinfrancati. Per quanto concerne la scelta della struttura, ove soggiornare, ho già anticipato la nostra preferenza per il B&B, dove ci siamo sempre trovati molto bene, grazie alla squisita ospitalità dei gestori, praticamente a vostra completa disposizione: l’ alloggio si compone solo di due stanze, quindi se siete una famiglia di quattro persone il B&B è a vostra destinazione esclusiva!

Praticare lo yoga nei parchi per avere maggiori benefici

yogaclassLo yoga è una disciplina molto antica proveniente da alcuni paesi oggi appartenenti all’India del Nord. Per chi non la conoscesse spieghiamo che è basata su esercizi fisici e di respirazione i quali portano alla concentrazione ed alla meditazione aumentando il controllo sulle proprie emozioni e sensazioni ed avente, come scopo finale, quello di armonizzare sia il corpo con la mente che la persona con l’ambiente che lo circonda.
Ciò significa, quindi, che lo yoga riesce a far ritrovare il giusto equilibrio dell’individuo che lo pratica per far sì che possa, lì dov’è possibile, allontanarsi dai turbamenti e dai pensieri negativi per affrontare con una nuova forza sia il quotidiano che un problema specifico.

Generalmente chi si approccia allo yoga inizia praticandolo a livello fisico, il metodo più tradizionale che viene insegnato è l’ Hatha yoga che consiste nell’eseguire una serie di posizioni chiamate asana per lavorare apparentemente a livello fisico, in realtà attraverso queste posture vengono stimolati i canali energetici situati all’interno del corpo. Esiste anche una parte più spirituale della disciplina che prevede la pratica della meditazione, una disciplina molto più complessa, questa generalmente viene insegnata in centri specializzati e prevede anche l’utilizzo e il controllo della respirazione, per chi volesse approfondire, consigliamo di cercare letture sul percorso del Raja yoga.

In occidente lo yoga è stato un po’ rivisitato rispetto a quello che si praticava originariamente in India che veniva visto più come uno sviluppo atto alla salvezza spirituale, praticato soprattutto in ambiti buddhisti o giainisti. 
Essendo, quindi, religioni molto più lontane dal mondo e dal modo di vita occidentale, lo yoga si è modificato con pratiche principalmente fisiche che riattivano interamente tutti i muscoli del corpo per raggiungere ed ottenere uno stato di benessere generale.
Gli esercizi sono molto semplici e lenti e questa staticità determina comunque uno sviluppo percettivo delle sensazioni regolando la frequenza e la profondità del respiro stesso. Questi fattori, posizioni e controllo, sfociano infine in un rilassamento corporeo che inevitabilmente influisce sulla mente. 
Infatti, nonostante la diversità di alcuni esercizi, per molti occidentali lo yoga mantiene la visione orientale che consiste nel portare a liberare i canali energetici del corpo facendo fluire l’energia necessaria a raggiungere il benessere desiderato.

Per ottenere il beneficio di questi fattori che prendono corpo e mente, è importante costruire un ambiente adatto allo yoga: si preferisce così un’illuminazione delicata (banditi ad esempio i neon), lì dove sia possibile agevolare l’illuminazione naturale leggermente filtrata; meglio se praticato in un luogo silenzioso. 
Quest’ultimo è uno dei fattori principali anche per lo yoga occidentale perché comunque ritrovare una sorta di benessere fisico che si scagli anche sulla psiche, non è certo facile se accompagnato da rumori fastidiosi, da musica inadatta e forte, da clacson di auto ed inquinamento acustico tipicamente cittadino.
Basti pensare che i benefici aumentano più si riesce a mantenere la stessa posizione, per questo praticarlo in un luogo rumoroso risulterebbe più faticoso a livello di concentrazione, soprattutto se si è principiante.

Parlare di yoga porta automaticamente a suddividere la pratica in esercizi per i più esperti e per i principianti. Questo perché gli esercizi Hatha yoga, come accennato in precedenza, sono composti da posizioni statiche da mantenere proprio in base all’esperienza dell’individuo che le pratica.
Ecco quindi che per i principianti, varie posizioni saranno mantenute per circa 10 – 15 secondi, per gli esperti, invece, fino a decine di minuti, mentre per i maestri, la posizione statica è prevista anche per archi di tempo di gran lunga maggiori. 
L’apparente contraddizione del risultato finale, poi, sta nel fatto che per mantenere una posizione, anche se statica, il corpo rileva un aumento del flusso sanguigno e di ossigeno nelle aree interessate dalla posizione stessa e questa stimolazione consentirà all’individuo di mettersi a stretto contatto con quella parte del corpo e quindi, a conoscere bene le sue sensazioni imparando in questo modo a conoscersi meglio.
Le posizioni sono diverse e vengono eseguite in piedi, da seduti oppure da sdraiati.
I benefici fisici sono evidenti ed abbracciano la sfera ossea, con la distensione della colonna vertebrale e conseguentemente anche della muscolatura che verrà automaticamente rassodata e rinforzata, si potrà constatare il miglioramento della postura, dell’equilibrio e della flessibilità corporea.

Grazie a questo insieme di notevoli benefici, fisici e psichici, lo yoga può essere effettuato da tutti, non ha controindicazioni né limiti di età perché, specie se eseguito sotto il controllo di un maestro, questi valuterà ed indicherà gli esercizi e le posizioni adatte alla persona che, quindi, non sono assolutamente generici ed uguali per tutti.

Attualmente, le palestre maggiormente fornite, adeguate ed attrezzate per lo yoga, inseriscono corsi in ogni fascia oraria per far sì che tutti possano frequentarli anche se ora che le giornate sono belle ed il sole splende alto, la ricerca di corsi all’aperto è un gesto fondamentale da compiere per se stessi il contatto con la natura aumenta lo scambio di energia.

yoga al parcoApprofittare dunque dell’estate ormai cominciata per sfruttare parchi, zone verdi e giardini in cui poter svolgere nella natura e nel silenzio gli esercizi di Hatha yoga per potersi rilassare e stare bene col proprio corpo e con il mondo che ci circonda.
Ogni città ha a disposizione aree verdi e parchi, anche comunali, che spesso possono fare da scenario a ciò che lo yoga principalmente suggerisce: il contatto con la natura aumenta l’interazione con il proprio io e con il mondo che ci circonda, basti pensare, infatti, che la maggior parte delle posizioni yoga sono costituiti da nomi della natura, che ne sottolineano lo stretto legame che si viene a creare, sotto questo punto di vista è facile intuire che i benefici maggiori si otterranno con la pratica all’aperto
E se proprio non doveste trovare un corso yoga al parco, potreste proporlo alla vostra palestra o centro yoga, in questo modo magari sarà possibile provare sulla propria pelle i benefici di cui vi ho parlato.

La cucina casereccia è possibile trovarla in trattoria?

carciofi alla romanaCucina casereccia è sinonimo di semplicità e genuinità.
E’ sicuramente difficile ma non impossibile, trovare ancora quelle trattorie dove si possono assaporare gusti di una volta. Certamente bisogna diffidare di chi si improvvisa specializzato in cucina casereccia. Non si può pretendere per esempio, di trovare in un ristorante quei profumi e quei sapori di antica memoria che si trovavano nelle cucine delle nonne. La cucina casereccia è fatta di semplicità, di piatti abbondanti e molte volte troppo conditi mentre la maggior parte de i ristoranti propone raffinatezze, quei piatti dall’estetica speciale che sembrano pronti più per una mostra di bellezza che per una bella mangiata tra amici. Sono sicuramente piatti buoni oltre che belli ma non rispecchiano affatto quelle che sono le portate che realizzano le massaie italiane amanti della stagionalità degli ingredienti e della genuinità.
Eppure le piccole osterie, quelle situate a volte nelle contrade rupestri, dove ancora si possono notare uomini a cavallo di asini e donne con le sporte sul capo, dove l’acciottolato è lucido per il troppo calpestio dei contadini, offrono pietanze che assomigliano moltissimo a quella che è stata una volta la vera cucina casereccia.
Oggi si è troppo abituati a mangiare intrugli di vario tipo provenienti da fast food o da questi esercizi gastronomici tipo mordi e fuggi e una trattoria campagnola ricca di profumi e sapori genuini è come un’oasi nel deserto.

Innanzitutto la vera cucina casereccia comprende tutti quegli elementi fatti tipicamente dalle donne come si usava tanto tempo fa come le conserve, le salse fatte in casa, gli ortaggi sott’olio e la frutta sciroppata. Oggi raramente le trattorie ed i ristorantini che si definiscono erroneamente caserecci, utilizzano ancora questo vecchio metodo di preparazione.
Attualmente va di moda il congelato, gli alimenti da friggere frettolosamente per chi vuole fare un pasto veloce prima di tornare al lavoro ma la vera cucina casereccia non è affatto questa anzi, cura più la sostanza che la forma.
La cucina italiana è giustamente molto apprezzata in tutto il mondo specialmente dai turisti abituati ad alimentarsi in maniera frettolosa ma prima di parlare di cucina casereccia bisogna rigorosamente informarsi perchè se la cucina mediterranea vuole essere paragonata a quelle specialità realizzate con elementi poveri ed umili di una volta è decisamente uno sbaglio.
La cucina mediterranea è unica nel suo genere, ricca di sapori inconfondibili ma negli anni pur essendo nettamente migliorata, si è un poco discostata da quelle che sono le norme per poterla definire anche casereccia.
Ogni zona della nostra penisola ha specialità culinarie ineccepibili e di bontà straordinaria. Qualsiasi regione della nostra bell’Italia possiede ristoranti e trattorie tipiche dove si realizzano i piatti tradizionali ma alcune volte può capitare che il termine casereccio, venga confuso definendo così alcuni piatti intriganti e speciali ma che nulla hanno a che vedere con la tradizione.
Casereccio è sinonomo di assenza di spreco, di utilizzo di scarti che cucinati in un certo modo, diventano una pietanza squisita e nutriente. In poche parole, non si butta via niente come facevano gli antichi romani.

Si tratta di una cucina tradizionale, composta di ricette sapientemente tramandate di generazione in generazione e non è certamente una cucina improvvisata o con ricette che negli anni sono cambiate per una serie di varianti apportate dai vari cultori della gastronomia locale.
In Piemonte per esempio, troviamo la tipica polenta dolce (la dousa) fatta ancora oggi come nel passato, con grano saraceno perchè secondo un’antica tradizione, i valdesi non potevano commerciare con i cattolici e quindi la farina di grano duro o tenero era letteralmente vietata.
Questo particolare fa comprendere cosa significhi realmente il termine casereccio ossia una pietanza che viene realizzata ai nostri giorni come alcuni secoli addietro.
Un’altro esempio molto evidente è il cappon magro piatto tradizionale ligure che veniva preparato con gli avanzi di pesce e poi condito con salsette varie preparate con prezzemolo. Ebbene, ancora oggi questo piatto viene realizzato nella stessa maniera anche se non c’è più la miseria di una volta e non è perciò necessario utilizzare gli avanzi ma in linea di massima, non è cambiato nulla. Praticamente la ricetta è identica a quella di centinaia di anni fa.
Un altro esempio lampante sono dei piccoli gnocchetti realizzati con del pane raffermo e poi fritti che si preparano nel piacentino. Sono ottimi ed erano realizzati utilizzando gli avanzi di pane per non gettarlo perchè la fame di allora era davvero tanta. Questo è un esempio di cucina casereccia tant’è vero che se si vogliono acquistare questi favolosi gnocchetti nei supermercati è praticamente impossibile ma bisogna solo recarsi in qualche trattoria dei paesini circostanti a Piacenza per poter godere di questo gustoso stuzzichino realizzato dalle mani esperte di qualche donna di paese.

Ma la città Eterna, la nostra capitale è l’esempio pratico e costante di una cucina che si è fermata nel tempo proprio perchè ha messo da parte l’estetica delle portate e non rinuncerebbe mai e poi mai a presentare sulle tavole, quei cibi ricchi e preziosi di sapori di un tempo.
A Roma è facilissimo trovare trattorie e ristorantini tipici che ancora osservano in tutto e per tutto la tradizione con quei robusti piatti che la cultura gastronomica laziale non ha certamente riposto nei cassetti della memoria.
Spaghetti, bucatini e fettuccine alla carbonara o all’amatriciana sono dei primi gustosi e saporiti che rispecchiano fedelmente quelli che sono i canoni della cucina di un tempo.
Un secondo che solo i gestori di osterie e trattorie tipiche romane possono preparare, sono i carciofi alla giudia ma non perchè altri cultori dell’arte culinaria non siano in grado di realizzarli ma semplicemente perchè questi carciofi vengono preparati in maniera eccellente solo da chi ha appreso e conservato gelosamente quelle regole antiche gastronomiche.
Per prima cosa i carciofi che vengono adoperati non sono quelli che solitamente troviamo in commercio ma sono carciofi romaneschi poco conosciuti in altre zone d’ italia perchè si presentano senza spine e vengono cucinati in un modo particolare che prevede prima una leggera frittura e poi una farcitura con sale e pepe ed una seconda frittura che li rende croccanti all’esterno e col cuore decisamete tenero. Una vera specialità!


E’ nel cuore della capitale, precisamente a Trastevere, che ancora si trovano le vere trattorie caserecce che possono vantare di presentare i loro piatti in modo meticolosamente uguale a quello degli antichi romani appartenenti alla plebe.
La pajata in umido, la coda alla vaccinara e piatti particolari come l’abbacchio brodettato, sono tipici di una tradizione che mai si è spenta nel cuore dei romani.
Oppure nel quartiere di Testaccio dove esistono ancora osterie tipiche che sopravvivono tramandando le loro bontà da nei secoli, dalla fine dell’ 800.
Qui ci sono ancora localini legati ancora alla tradizione ebraica che preparano squisite pietanze come si faceva all’epoca.
coda alla vaccinaraTra i piatti tipici romani vengono spesso nominati la trippa, l’amatriciana e l’abbacchio ma una delizia per il palato che almeno una volta nella vita si dovrebbe assaggiare è la rinomata coda alla vaccinara.
Questa si prepara rispettando tutti i canoni della tradizione romanesca ed è la coda del bue che normalmente viene scartata dalla vendita.
La coda si taglia a pezzi (rocchi, detto in romanesco), si mette a soffriggere con del lardo, olio, pepe, sale, chiodi di garofano ed aglio.
Si rosola per bene e poi si aggiungono due bei bicchieri di vino bianco e si lascia cuocere fino a far sfumare il vino. Infine si continua a cuocere la coda fino a che non diventi morbida aggiungendo ogni tanto dell’acqua calda al tegame di cottura.
Come ultimo passaggio, si fa soffriggere in un tegame del sedano con pinoli ed uva passa e la salsetta di cottura della coda e si ripassa quest’ultima in padella.
Si serve calda con delle fettine di pane casereccio e si mangia rigorosamente con le mani, in compagnia di amici e accompagnata da un’ottimo bicchiere di vino rosso.

Sta per arrivare il caldo, i condizionatori sono pronti?

condizionatoreL’estate è alle porte e la manutenzione dei climatizzatori è fondamentale per affrontare al meglio le giornate più afose. Per una corretta manutenzione e pulizia del climatizzatore, sono necessari determinati interventi da effettuare prima della sua accensione. Vediamo insieme perché è importante affidarsi nelle mani di imprese esperte nel settore della pulizia, della sanificazione e della manutenzione ordinaria e straordinaria dei climatizzatori.

La pulizia del climatizzatore andrebbe effettuata di norma durante il periodo primaverile, o comunque prima dell’arrivo del caldo e della relativa accensione dell’apparecchio. Le operazioni di manutenzione sono necessarie in quanto garantiscono il funzionamento ottimale nel raffreddamento degli ambienti, permettendo anche di ottenere un maggior risparmio dal punto di vista energetico. Infatti, in caso di guasto o di malfunzionamento dell’apparecchio, ci possono essere degli aumenti nei consumi. 

Gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria che possono essere effettuati, sono principalmente i seguenti:

- pulizia dei filtri;
- pulizia unità interna ed esterna; 
- verifica del livello del gas;
- verifica di tutti i componenti del climatizzatore ed eventuale sostituzione di qualche componente guasto.

Affidarsi ad un’impresa di pulizia esperta nel settore della climatizzazione, è fondamentale in quanto i professionisti sono in grado di verificare in breve tempo lo stato dell’apparecchio e quali interventi occorre effettuare. In genere, nella manutenzione ordinaria è compresa la pulizia dei diversi filtri con prodotti specifici, la pulizia della batteria e il controllo sul corretto raffreddamento. Nel caso durante l’intervento i tecnici riscontrino eventuali problemi, potrebbe essere necessaria un’attività di manutenzione straordinaria del climatizzatore. Uno dei servizi di manutenzione straordinaria, prevede la pulizia dell’unità interna e dell’unità esterna: questi due componenti del climatizzatore, sono indispensabili in quanto si occupano di purificare l’aria che viene immessa nell’ambiente.

Spesso questo tipo di intervento è necessario anche per ridurre la rumorosità del climatizzatore. Infatti, questi due componenti, sono esposti a diverse sostanze inquinanti che si trovano nell’aria e si annidano tra le fessure, creando malfunzionamenti e conseguenti rumori da parte dell’apparecchio. L’impresa di pulizie specializzata, provvederà ad effettuare un’igienizzazione completa per rimuovere lo sporco, utilizzando prodotti e detergenti specifici. Un altro intervento riguardante la manutenzione straordinaria, è il controllo del livello del gas refrigerante. A volte può capitare che il climatizzatore abbia delle perdite che causano un aumento del consumo energetico e un leggero calo del rendimento nel raffreddamento degli ambienti. Infine un ultimo intervento da effettuare è il controllo del corretto funzionamento del condensatore: questo componente si occupa di condensare il gas compresso e trasformarlo allo stato liquido.

Next Entries »

top